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La Pertosse, un nemico temibile!

La pertosse, un nemico temibile

Sulla pertosse e il relativo vaccino si sente una quantità di informazioni contraddittorie e purtroppo anche alcune bufale che creano molta confusione su un tema che già di suo è estremamente complesso e ancora pieno di enigmi ancora da risolvere. Con questo articolo cerco di mettere un po’ di ordine sullo stato attuale delle conoscenze.

E’ altamente trasmissibile

La pertosse è una malattia acuta presente in tutto il mondo. E’ facilmente trasmissibile: un malato può infettare più del 90% dei conviventi non immuni. Si stima che in assenza della vaccinazione ogni caso generi circa 15-17 nuovi casi.

E’ pericolosa 

Nei primi decenni del secolo scorso, quando nei paesi industrializzati il vaiolo era già sotto controllo, grazie alla vaccinazione, la pertosse era tra le malattia che reclamavano più vittime tra i bambini. In molti paesi causava più morti del morbillo, la difterite e la scarlattina presi insieme. Per esempio nel 1940 in Svizzera sono morti 28 bambini per la scarlattina, 81 per il morbillo, 41 per la difterite e 139 per la pertosse! Secondo le stime, senza la vaccinazione, nel mondo nel 2001 ci sarebbero morti più di 1,3 milioni bambini di pertosse. Da sempre la gran maggioranza dei casi di morte riguarda i bambini nel primo anno di vita, e in modo particolare quelli che hanno meno di sei mesi. Il periodo più rischioso in assoluto sono i primi due mesi.

Sintomi classici  

Dopo il primo stadio, chiamato catarrale, comincia la fase parossistica con forti accessi di tosse ripetitiva di cui ciascuno può durare così a lungo che il paziente ha la sensazione di soffocare. Dopo un attacco, per l’estremo bisogno di aria, il malcapitato ispira con la glottide spasmodicamente chiusa, provocando un suono stridulo. Questo si ripete di solito 4-5 volte e l’attacco finisce quando il paziente esausto è finalmente riuscito ad espellere un globo di muco denso e vischioso. A volte l’episodio si conclude con un conato di vomito. La malattia ha un decorso lungo e può durare alcune settimane o mesi in cui i sintomi via via si attenuano fino alla guarigione.

Sintomi non classici (nei neonati) 

I neonati e i lattanti non hanno un attacco classico ma presentano brevi periodi di apnea e a volte la cianosi. In questo periodo della vita la pertosse è particolarmente pericolosa e la maggioranza dei casi di morte per pertosse riguarda i bambini da 0 a 2 mesi (anche perché la prima dose del vaccino viene data all’età di 2 mesi compiuti.)

Sintomi non classici (negli adolescenti e adulti) 

Anche gli adolescenti e adulti di solito non hanno un attacca classico ma una tosse che persiste per più di 20 giorni. Spesso non viene diagnosticata perché nessuno pensa che potrebbe trattarsi di pertosse o perché non vanno dal medico. Qualche volta anche in questa fascia di età è possibile un decorso grave.

Sintomi non classici (nei vaccinati) 

Se una persona vaccinata si dovesse ammalare, il decorso è più lieve e tutti gli stadi della pertosse sono accorciati.

Il patogeno 

Bordetella pertussis & C 

Il responsabile della pertosse è un batterio, la Bordetella pertussis. Esiste anche un altro batterio geneticamente molto simile, la Bordetella parapertussis, che causa gli stessi sintomi ma più lievi. Entrambi sono patogeni ( = capaci di provocare una malattia) solo per l’uomo mentre il loro comune antenato, la Bordetella bronchiseptica è una malattia degli animali che solo occasionalmente fa ammalare le persone.

Come si diffonde

La pertosse viene trasmessa con le goccioline di saliva che un malato diffonde attraverso la tosse, gli starnuti etc.

L’immunità dopo la malattia

Per infettare una persona non immune basta una piccolissima carica batterica. L’immunità dopo la malattia non è duratura e può venire prolungata con reinfezioni asintomatiche che hanno la funzione di un richiamo naturale. Le reinfezioni sintomatiche sono comuni e riguardano tutto l’arco della vita, infatti le persone si possono ammalare a qualsiasi età, anche a 80 – 90 anni. Questo viene riportato anche nei libri medici dell’era pre-vaccinale, ma prima della vaccinazione su larga scala la gran maggioranza dei casi riguardava i bambini in età prescolare.

Localizzazione 

La Bordetella pertussis rimane di solito nelle vie respiratorie (dal naso fino ai più piccoli bronchi) e non entra nel circolo sanguigno.

E’ un temibile guerriero 

La Bordetella pertussis è armata fino ai denti grazie a tanti fattori di virulenza, sviluppati per prosperare all’interno del corpo umano e garantirsi la sopravvivenza. Purtroppo (dal nostro
punto di vista, non dal suo) ci riesce benissimo, procedendo in un modo che somiglia a delle vere e proprie strategie militari che avrebbero un loro fascino, se le vittime non fossimo noi.

I fattori di virulenza 

I più importanti fattori di virulenza che questo batterio ha a sua disposizione sono varie tossine: la tossina della pertosse (PT), la citotossina tracheale (TCT), l’adenilato ciclasi (ACT), le lipooligosaccaride (LPS) . Poi ci sono per esempio anche le adesine che servono per colonizzare le nostre vie respiratorie, appiccicandosi sulle cellule epiteliali delle vie respiratorie e danneggiandole. La Bordetella pertussis ha anche sviluppato varie strategie per mettersi a riparo dai meccanismi di difesa del sistema immunitario e a creare le condizioni ideali per essere trasmesso a tante altre persone, provocando starnuti e una tosse violenta.

L’invasione 

L’infezione inizia quando i batteri si attaccano alle cellule ciliate delle mucose delle vie respiratorie che si trovano dal naso fino ai più piccoli bronchi. Nelle persone sane, le ciglia di queste cellule sono in continuo movimento e spazzano via i virus, batteri, polveri, spore fungine etc. intrappolate dal muco. La Bordetella pertussis riesce ad aderire alle ciglia, grazie alla emoagglutinina filamentosa (PHA) che è una proteina della forma di una forcina e gli agglutinogeni delle fimbrie (FIM). Le fimbrie sono appendici simili a capelli su tutta la superficie del batterio. Anche la pertactina (PRN) è coinvolta nell’adesione del batterio.

La preparazione del terreno 

A questo punto la Bordetella pertussis si moltiplica velocemente e comincia a produrre una tossina che provoca la paralisi delle ciglia che quindi smettono di svolgere il loro importante lavoro di pulizia che è la prima linea di difesa delle vie respiratorie. Questo apre la strada ad altri batteri patogeni opportunistici, che sono spesso causa di una delle più gravi complicanze della pertosse: la polmonite. Un’altra molecola prodotta dal batterio ha il compito di far aumentare la produzione del muco.

L’immagine illustra come la tossina prodotta dalla Bordetella pertussis paralizza le ciglia delle cellule ciliate.


I meccanismi per ostacolare le difese immunitarie 

La Bordetella pertussis mette in atto molteplici e complesse strategie per proteggersi dal (e interagire con) il sistema immunitario. Per esempio riesce a nascondersi all’interno dei macrofagi alveolari e ostacolare le naturali funzioni di questa importante cellula immunitaria. Un altro esempio è che il batterio produce una specie di siringa molecolare con cui inietta proteine in una delle nostre cellule allo scopo di impedire al sistema immunitario di svolgere il proprio lavoro. Anche alcune tossine prodotte dalla Bordetella pertussis entrano in questo modo all’interno delle nostre cellule. Questo si chiama il sistema di secrezione tipo III. Generalmente chi si ammala di pertosse non sviluppa una febbre alta e si suppone che anche questa sia uno dei tanti meccanismi attivati dal batterio, visto che a 39° C non può né moltiplicarsi né produrre fattori di virulenza.

L’epidemiologia 

Nell’era pre-vaccinale 

Si pensa che la diffusione della Bordetella pertussis sia stata resa possibile quando le città in cui vivevano i nostri antenati avevano raggiunto un certo numero di abitanti da permettere al batterio di circolare per tutto l’anno, trovando costantemente nuove vittime. Nelle popolazioni più piccole il numero di persone ancora suscettibili si riduceva velocemente e quando il batterio aveva infettato ormai quasi tutti, smetteva di circolare e spariva, lasciando illesi quei pochi che non era riuscito a raggiungere.

Le epidemie di pertosse avvenivano ogni 3 – 5 anni e l’80% dei bambini si ammalava in età prescolare. Le epidemie partivano dagli asili, dalle scuole etc. Appena il numero di bambini nati dopo l’ultimo picco epidemico aveva raggiunto una certa soglia, scoppiava una nuova epidemia. Quando la maggior parte di questi bambini era guarita e quindi immune, la curva epidemica scendeva e per i successivi 3-5 anni il batterio circolava per tutto l’arco dell’anno in forma endemica causando casi sporadici. Poi tutto ricominciava da capo. Questo andamento ciclico spiega perché l’età più colpita era quella prescolare e molto più raramente le altre fasce di età. Durante le frequenti epidemie gli adolescenti e gli adulti venivano a contatto con il batterio circolante e questo fungeva da richiamo naturale. Come già spiegato, anche chi si ammala di pertosse non è immune per sempre, ma solo per circa 10 – 15 anni.

Questo ciclo naturale aveva però un caro prezzo:

– la sofferenza causata dalla malattia – le possibili gravi conseguenze permanenti – la morte di moltissimi bambini (soprattutto nel primo anno di vita)

Quindi, una volta scoperto il batterio responsabile per questa malattia (nel 1906 da Jules Bordet e Octave Gengou) era logico che si cercasse di sviluppare un vaccino per evitare questa pericolosa malattia.

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