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Quanto sono efficaci le misure di contenimento contro il Coronavirus?

Un modello epidemiologico, pubblicato su The Lancet Global Health, prova a prevedere l’efficacia delle misure messe in atto per contenere la diffusione del virus, in condizioni molto simili a quelle che stiamo osservando nel nostro Paese.
I casi di contagi da SARS-CoV-2 in Italia hanno raggiunto, in breve tempo, un numero superiore ai duemilacinquecento e in questi giorni in molti si stanno chiedendo se le misure di contenimento messe in atto siano realmente utili. Non è semplice prevederlo con certezza, ma è possibile farlo ricorrendo a vari modelli matematici.

Le misure cruciali alla base del controllo di un’epidemia, in assenza di farmaci efficaci e di un vaccino, sono principalmente costituite dall’isolamento dei casi confermati o sospetti e dall’identificazione di tutti i loro contatti (inchiesta epidemiologica). L’importanza di trovare il cosiddetto paziente zero all’inizio di un’epidemia sta proprio in questo: poter ricostruire tutta la storia dei contatti, in modo da poterli isolare e contenere l’ulteriore diffusione di un virus. In ogni caso, però, quanto più si va avanti nell’epidemia tanto minore è l’importanza di identificare il singolo (o i singoli) paziente zero. È giusto, quindi, focalizzarsi su come bloccare la catena di trasmissioni che, ormai, si è allungata.

Per determinare l’efficacia dell’isolamento dei casi e dell’identificazione dei contatti per il controllo di un’epidemia, però, entrano in gioco diversi fattori. Uno di questi è il cosiddetto tasso netto di riproduzione (R0), ossia il numero di persone che possono essere infettate da un individuo contagiato, che per SARS-CoV-2 è verosimilmente compreso fra 2 e 3. In un caso come questo, i modelli statistici ci dicono che l’epidemia si può contenere solo arrivando ad identificare e isolare circa l’80% dei contatti delle persone contagiate. Una percentuale non semplice da raggiungere senza l’impegno di tutti.

Ma non sempre, purtroppo, è così facile identificare casi e contatti: molti altri fattori possono entrare in gioco rendendo tutto più difficile. Uno fra tutti è la possibilità della trasmissione dell’infezione prima dell’esordio dei sintomi. Per SARS-CoV-2 è ormai certo che questo avvenga. Altro punto molto importante è il tempo che passa fra l’insorgenza dei sintomi e l’isolamento del soggetto contagiato. Infatti, se non viene isolato immediatamente, durante questo tempo il soggetto può continuare ad avere rapporti sociali potendo in questo modo infettare altre persone. E questa, purtroppo, è un’altra caratteristica del nuovo virus: in un’alta percentuale di casi le infezioni sono molto lievi o con una scarsissima sintomatologia, cosa che permette al soggetto contagiato di stare bene e non rendersi conto di essere malato, proseguendo così con tutte le attività quotidiane e trasmettendo il virus ad altre persone.

Per tutti questi motivi, nell’epidemia di Covid-19 attualmente in corso, raggiungere l’80% dei contatti potrebbe non essere così semplice e si rischierebbe di non riuscire a isolare tutti i casi e tutte le persone con cui essi sono entrati in contatto. Per ottenere questo risultato è fondamentale che ognuno di noi dia il proprio contributo individuale. Ognuno di noi deve contribuire a questo con alcune regole di buon senso come, quanto meno e per esempio, evitare di entrare in contatto con altre persone in presenza di sintomi respiratori e rispettare scrupolosissimamente le regole igieniche di base di cui tante volte abbiamo parlato. In questo caso, la zona rossa non conta. Ognuno di noi deve comportarsi come se il rischio del contagio fosse identico in tutto il paese. Solo così si potrà provare a raggiungere quell’80%.

Ricordiamo che quando parliamo di comunità, ci riferiamo all’insieme di singoli individui. Il successo di misure comunitarie dipende, quindi, dalla capacità di ognuno di noi di metterle in pratica. Il buon senso di tutti è fondamentale in questo momento, con un sacrificio che speriamo davvero possa presto trasformarsi solo in un brutto ricordo.

Fonti:

https://www.thelancet.com/journals/langlo/article/PIIS2214-109X(20)30074-7/fulltext

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